La legge della pregnanza.

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E no cari amici, qui non c’entra niente la Gestalt.
Qui c’entrano piuttosto la sintesi di nuovi organi e tessuti o l’espansione di pezzi anatomici già presenti.
Come i più oramai sapranno, ci siamo imbarcati in questo mestiere della gravidanza dopo esser giunti alla conclusione che, per bilanciare questo pianeta di più o meno scimuniti e, diciamolo pure, di stronzi, ci si deve riprodurre anche noi gente a modìno per gettare un seme di speranza sulla Terra.
Non vi starò certo ad ammorbare con dettagli tecnico-sanitari, gettiamoci quindi a capofitto nel meraviglioso mondo dell’evento più ansiogeno e generatore di paranoie esistente al mondo: creare un essere umano all’interno del proprio organismo assistendo impotenti alla propria metamorfosi in megalodonte.

PRIMO MESE: totale incoscienza dello stato gravidico con conseguente sconsiderato stile di vita bevilo bevilo bevilo, corso di fitness su tappeti elastici, europei di bandiera genovese dai raga usate me per fare il missile.

SECONDO MESE: pisci su uno stecchino del magnum che ti dice “Eh sì signora cara, proprio così”. Ciao alcol, ciao crudo di Parma d.o.p., ciao chirashi di salmone. Benvenuta Amuchina, che figata, adesso le verdure sembrano sciacquate nella corsia riservata ai nuotatori. Da questo momento in poi inizia la fase SICURAMENTE ANDRA’ MALE MANCANO TRENTASEI GIORNI ALLA PROSSIMA ECOGRAFIA LE TETTE MI SEMBRANO PIU’ SGONFIE DI IERI PERCHE’ TE NE SI ANDATO NOI TI AVREMMO VOLUTO BENE TI AVREMMO COMPRATO UN BEL CAMION DI PLASTICA COLORATO COL CASSONE RIBALTABILE PER LA SABBIA SE SEI ANCORA LI’ TI PROMETTO CHE TI LASCEREMO SCRIVERE SUI MURI TI PREGO SIICI ANCORA.

Questa fase cessa solamente verso il quarto mese quando inizi a sentire i primi timidi tentativi di gentili bussatine dall’interno. Le prime volte è una specie di gioco che potremmo chiamare “feto o peto?”.
La sensazione diciamo che è quella, solo che poi non succede nulla dal punto di vista della canalizzazione ai gas e puoi con buon margine di sicurezza dire che si trattava di un tiepido calcio di chi ha appena iniziato a metter su qualche fibra muscolare.

Dopo questa fase è tutta una corsa contro la bilancia che magicamente riesce a segnarti anche tre-quattro etti di differenza da un giorno all’altro, e all’aumento ponderale si associa una proporzionale incapacità a raccogliere le cose dal pavimento.

Comune denominatore di tutte le sopracitate fasi: piangere diventa la risposta a tutto. Ma proprio a tutto: multe sull’autobus, penne che cadono, merluzzo in mensa per il terzo giorno consecutivo, posti a sedere in treno esauriti, bollette dell’HERA, nonno per mano a nipote davanti a te sul marciapiede, calzini spaiati, latte scaduto, esame superato, finale di stagione di The Crown, pubblicità del Viakal.
Ormoni quando volete concedermi una tregua, grazie.

Ho imparato:
-a contare in settimane, la matematica in base sette non ha più segreti per me;
-che la gente che ti lascia il posto in autobus è un’invenzione cinematografica. Se ne stanno lì seduti nel posto riservato alle gravide, ti guardano, spostano lo sguardo in basso sulla tua panza, ritornano a fissare le auto nel traffico dal loro finestrino. Ok, non fa niente, tanto non mi andava di sedermi, preferisco stare qui a contrarre tutti i muscoli del mio corpo nel tentativo di contrastare dossi, frenate e brusche ripartenze scoprendo dove si trova oggi il mio baricentro e sentire il rumore della marea montante della linfa che invade prepotente le mie caviglie.
Al mio primo giorno di autobus dopo un glorioso passato da instancabile camminatrice ho preso la multa, il tutto sotto lo sguardo attonito della signora in fianco che per poco non prendeva a borsettate il controllore al grido di DOVREBBE PAGARGLIELO LO STATO L’AUTOBUS! LEI NON PUO’ CAPIRE CHE FATICA E’!
-le voglie esistono. Ho sempre fortemente dubitato di questo, ma devo ammettere che nei primi mesi a fianco alla voglia di mango mi ha accompagnato sempre un forte desiderio di giocare a solitario con le carte da briscola;
-niente scoccia ad un anziano quanto cederti il suo turno in coda per un prelievo. E infatti mica te lo cedono. “La signora sta benissimo!”, dicono. E se lo dice lui, buona camicia a tutti;
-i futuri nonni quando ricevono la lieta novella devono subire una sorta di lobectomia frontale credo, perché si verificano interessanti cambi di personalità.

Migliorie che propongo allo Stato Italiano, Mattarella ascolta bene:
-corsie preferenziali TAXI/BUS utilizzabili anche dai portapizze che devono consegnare alle gestanti;
-possibilità di telelavoro almeno tre giorni/settimana per le gravide pendolari.
Prendere il treno tutti i giorni alle 6.50 dopo aver vinto contro il sonno di cento uomini e aver avuto il consueto risveglio con vomitata alla Monty-Pyton, il dover lottare per conquistarsi un posto a sedere, e il riuscire a sopravvivere agli odori dei viaggiatori dotate dell’olfatto utile solo a Grasse, non è nulla in confronto agli sguardi pieni di disprezzo e di SERT di chi ti sorprende a vomitare piegata sui binari oltrepassando la linea gialla.
Però veloce che sei già in ritardo per l’ambulatorio, sù! Scattare! Avanti…marsch!
-pausa pranzo tassativa alla mezza. Me ne fotte veramente pochissimo del sovraccarico biomeccanico della vostra spalla se sono digiuna da sei ore. Sento solo un ronzìo di sottofondo. Forti e chiari sono invece i calci dell’inquilino diretti al mio costato. Fanno capire che “Il pranzo è servito” di Corrado, pace all’anima sua, non lo trasmettevano a quell’ora per caso;

Un grande traguardo però l’ho raggiunto: nelle notizie sponsorizzate di Facebook adesso non mi esce più quella cosa del “CONGELA I TUOI OVULI”.

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4 pensieri su “La legge della pregnanza.

  1. Immense soddisfazioni. Se hai Snapchat, sapresti che io il camion canterino con cassone ribaltabile e gancio trainatutto ad una certa glielo vorrei BUCARE

    1. Ahahahah! No purtroppo niente Snapchat.
      Terró a mente questo prezioso consiglio e ripiegheró su una ballerina volante, di quelle che volano da sole nel caminetto acceso, autolimitandosi.

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