Balinesi brava gente

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Ho lasciato sedimentare, ho aspettato che scemasse l’entusiasmo, ho provato a far decantare l’adrenalina, ma no, come diceva Raf, non passa.
Bali è l’isola degli dei ma gli dei non sono quelli con la proboscide o con le quattro braccia. Gli dei sono i balinesi, dei sagittari per metà uomini e per metà motorini. Iniziano a guidarlo a sei anni, sigaretta in bocca, tuta dei Digimon, e via a sgasare nel traffico. Poi crescono e ci caricano tutta la famiglia. Quello seduto davanti ha tre anni ed il casco. Casco da adulto, ma l’ha preso in crescere così gli sta anche l’anno prossimo. Quello più piccolo è proprio piccolo. Ed è per questo che tra le macchine ed un autobus tutto sgangherato la mamma inizia ad allattarlo. Sullo scooter. All’incrocio. Sulla curva.
Tra una carreggiata e l’altra della statale le mucche pascolano sulle strettissime aiuole spartitraffico. I fiori di frangipane piovono un po’ dappertutto. Il loro profumo sovrasta ogni cosa.
Ora, mettiamolo in chiaro, io sono fermamente convinta che esistano anche balinesi stronzi, balinesi che non vedono l’ora di incularti il parcheggio da sotto il naso facendo scendere la moglie fuori dall’auto che corre a posizionarsi nell’area di sosta ma che cazzo stai facendo maledetta pedonessa non puoi occupare un parcheggio a piedi ti ho detto che non puoi sei completamente cretina? Non hai le ruote, scansati.Probabilmente esisteranno. Però io in due settimane non ne ho visti. Zero. Nichts. Tidak ada.

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Ho visto però i ragazzi e le ragazze del villaggio darsi appuntamento la domenica mattina, quando le scuole sono chiuse, per fare tutti insieme attività utili alla comunità. Sfalciavano i prati a mano, si arrampicavano sulle palme armati di machete, raccoglievano i rifiuti che sono così bravi a seminare dappertutto.
Davanti alle porte del villaggio c’era persino il tabellone delle attività:
ORE 9: ci si trova tutti qui che questa famiglia deve fare il funerale al nonno e quindi ci sono da preparare tutte le bazze.
ORE 12: pranzo tutti insieme. Ognuno porti qualcosa.
ORE 14: dai che si riparte con i lavori
ORE 18: Bintang al tramonto tutti insieme

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Una rete sociale che è meglio del telone dei pompieri. Qualunque cosa ti accada tutta la gente del tuo villaggio è lì per te. Non hai da mangiare? Tieni, io ti do il riso, poi bussa di là che ti danno le zucchine e due porte dopo ti porti a casa una gallina. 

Prodigiosi cesellatori di legno, instancabili burdigatori e raffazzoni. Gli dai tre foglie di palma e una canna di bambù e ti fanno un baldacchino che Calatrava spostati.

Amanti e profondi conoscitori della cultura enogastronomica italiana, quando sono stanchi di Nasi Goreng si dilettano in piatti mediterranei come i rinomati spaghetti al pomodoro di bufala o la pizza margarita che se mangi, non guidi. È peró quando padroneggi davvero una ricetta che crei, è allora che ti spingi oltre i confini del prevedibile ed ecco la pizza speciale frutti di mare, pollo, salame, peperoni verdi e arachidi.

Bali peró è anche l’isola degli dei, dove gli dei sono proprio gli dei. Ogni casa, un tempio. Tutta la loro vita è scandita da cerimonie e rituali quotidiani. Tre parole che il nostro amico Nyoman ci ha ripetuto allo sfinimento: ceremony, offering, protection.
Dalla mattina alla sera le donne sono indaffaratissime nel preparare le offerte. Le offerte sono vassoi fatti di foglie di banano che possono andare dalle dimensioni di un francobollo a quelle di un gong su cui vengono posati fiori colorati, riso e altre amenità come: mentos incartate singolarmente, cracker Ritz, perline, maialini arrosto, incenso, bottoni. I loro dei hanno gusti veramente variegati. Sul serio. Oltre l’immaginabile.

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E scolpiscono, intagliano, dipingono e forgiano svastiche. Svastiche dappertutto. Fa una certa impressione.
I balinesi sono gentili oltre l’immaginabile, livello: “Sì, ok, ma se io sono felice e tu non sei felice, allora neanche io sono felice”.
Sì, certo caro Nyoman. Proprio come in occidente. Senti, sai una cosa? Non ci venire in Europa. Mai. Resta così. Non lo scoprire quanto siamo inetti e incasellati ognuno nel proprio appartamento. Noi che oramai ci fa strano anche la vicina che viene a chiederci un pugno di farina.
Non ci venire.
Torniamo noi il prossimo anno.

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STRANE FACCENDE BALINESI:
I balinesi hanno solo quattro nomi. Il primogenito si deve chiamare Wayan, il secondo   Made, il terzo Nyoman e il quarto Ketut. Se i figli sono più di quattro i nomi si ripetono nello stesso ordine.
Che qui ci sono da preparare le offerte. Non c’è mica tempo da perdere con queste facezie.

I bambini possono appoggiare i piedi per terra solo a partire dal 105esimo giorno di vita.

Quando nasce un bambino la placenta viene seppellita nel giardino di casa e per tutta la vita gli porterai offerte.
Loro ringraziano tutto. Tutti. Tuttissimo. Vuoi non ringraziare quell’arnese che ti ha passato da mangiare per tutti i nove mesi?

Anche le donne e gli uomini balinesi, hanno una vita piena di impegni (anche se loro otto ore al giorno le fanno solo nei tre mesi di alta stagione, il resto dell’anno lavorano tre ore al giorno perchè non sono deficienti come noi), ma dato che a fare le offerte non puoi proprio rinunciare, al mercato trovi vassoietti di offerte preconfezionate da terzi, pronte da appoggiare al tempio, nel tempietto del giardino di casa, dalla tomba della tua placenta, o semplicemente per strada o sui marciapiedi. Dei quattro salti in padella indu praticamente.
Le strade sono un carnaio di offerte che vengono calpestate, investite, mangiate dai cani, ma loro dicono che appena le appoggi dio si prende immediatamente quello di cui ha bisogno e che quindi poi se le mangi pure il cane.

Tutti i bambini balinesi al pomeriggio, finita la scuola, vanno o in risaia ad aiutare i genitori, o nelle stalle a badare alle bestie. E nel tempo libero costruiscono aquiloni meravigliosi che volano fin quasi nello spazio.

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Se non reggete l’alcol non ordinate un Arak Attack! Ripeto. Mai ordinare un Arak Attack senza un’adeguata preparazione atletica.

Un balinese guadagna in media 8€ al mese. Lasciategli le mance. Lasciategliene tante.
Io lo vedevo il loro sguardo. Era lo stesso sguardo che avevo io quando in bar passavano i russi e mi smollavano in una sera quello che di solito guadagnavo in due settimane.

 

 

 

 

 

 

 

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6 pensieri su “Balinesi brava gente

  1. Sono d’acordo quasi su tutto. Però dare del deficente a chi lavora più di tre ore al giorno vuol dire che il 99% dell’umanità lo è. A parte il fatto che non trovo disdicevole lavorare, trovo che lavorare sia socialmente utile. La discussione sarebbe lunga ma non è questa la sede. Ad ogni modo se uno ci tiene può sempre trasferirsi a Bali, di manodopera in risaia ne serve sempre…..

  2. Leggendaria a Bali la volta in cui io e una mia amica -la vacanza della disperazione, estate 2013- ci facemmo corteggiare e scarrozzare sul motorino da 2 balinesi i quali ci offrirono la cena per ringraziarci della nostra compagnia. Quello che gli europei chiamano “fare la escort”, a Bali si chiama “comportarsi come una dea”.
    La vicenda miracolosa si è svolta a Lovina, nord dell’isola.

  3. Bellissimo articolo!!! Hai fatto proprio sentire l’aria di Bali sotto il naso! Lo posso condividere sulla pagina FB della mia agenzia viaggi?

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