RETTE PARALLELE.

rette parallele
É come avere un coinquilino invisibile con il quale darsi un cinque alto quando rincasi dal lavoro e lui invece sta uscendo per andarci. E queste sono le giornate fortunate in cui quantomeno ti incroci sull’uscio di casa. Un amore a staffetta.

Conversazioni assurde delle nove del mattino sul pianerottolo o nel bagno.
Io che mi lavo i denti prima di andare a letto, lui che si lava i denti appena sveglio.
Io carica dura, sveglissima, colazione nella pancia, tutto condito da quel senso di ovattamento e quell’atmosfera onirica che regala la privazione da sonno.
Lui con l’occhio baìnco, uno aperto e uno chiuso, la smorfia di chi è stato appena investito da un tir di raggi UV, biascicante.
“Com’è andata stanotte?”
“Bene dai. Però la gente quando chiama il dottore a casa potrebbe almeno chiudere il cane nell’altra stanza.”
“Ho un po’ di mal di testa”
E che non gliela dai una medicina a questo paziente così carino ed assonnato? E chiudiamo in bellezza il turno.
Poi vai a svenire sul divano e ti fai un altro paio di ore di sonno che se sommate alle altre due-tre ore dormicchiate tra una chiamata e l’altra formano un monte ore di sonno accettabile per affrontare la giornata a partire dal primo pomeriggio.
Verso le quattro il pranzo è servito, caro Corrado i tempi son cambiati, e il nostro cuoco torna all’ovile.
Se magna e poi via che crolla sul divano.
E che non te lo fai un altro pisolino di fianco a questo lunghissimo esserino stanco?
Poi verso le cinque si risorge, lui fa tappa a lavarsi la faccia e via di nuovo a spignattare.
“Ci vediamo stanotte!”
“Ok, ti aspetto per mangiare”
E via che si va con delle digeribilissime cene alle due di notte.

E questa raga è la versione migliore possibile.
A volte tutto quel che rimane dell’altra persona sono i piatti sporchi nella lavastoviglie dei pranzi sfalsati e la tazzina del caffè che incastri nella sua che è già lì nel lavello.

Non c’è Natale, Santo Stefano, vigilia o Epifania.
Non c’è Pasqua o Pasquetta, non c’è Ferragosto, non c’è ultimo dell’anno, non c’è venerdì-sabato-domenica, non c’è compleanno, non c’è anniversario. Non c’è primo maggio. Mai.
Non c’è mai un cazzo.
C’è solo il lunedì.
Il vostro tremendo insopportabile oppressivo deprimente lunedì.
Il lunedì ci svegliamo piano, facciamo una colazione lentissima, e poi andiamo al mare o dove ci pare, sempre con calma.
Andiamo a brindare con i parrucchieri, con i baristi, con i pizzaioli, con i cuochi, i camerieri e tutti gli altri stronzi come noi che lavorano quando voi pubblicate le foto di quanto sia tutto così divertente.

E siete davvero così divertenti quando ve ne uscite con “Che fortunati! Così non litigate mai!”
Non vedete il fuoco nei miei occhi di bragia? Non li sentite i raggi gamma che vi trapassano il centro della fronte e vi trapanano il lobo frontale?
Andate, sù, filate a bervi uno spritz con l’aperol che è sabato, va’.

Intanto noi abbiamo la più bella collezione di post-it d’amore lasciati in giro per la casa.
Intanto noi abbiamo così tante albe negli occhi che neanche il lattaio di Gianni Morandi.
Intanto noi abbiamo così poco tempo per stare con noi che non ne sprechiamo neanche un minuto.
Intanto noi il lunedì d’inverno vi guardiamo andare a lavoro in mezzo alla nebbia dalla finestra con il pigiama caldo di sonno.

Sì ma poi arriva il weekend e allora vaffanculo.

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2 pensieri su “RETTE PARALLELE.

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