IL KARMA DELLO STRONZO

karma

Il karma dello stronzo è una meravigliosa espressione che usa una mia amica.
Questa mia amica appartiene al genere di persone che di giorno fanno i docenti, la sera vengono con te a vedere gli Einstürzende Neubauten e nel tempo libero fanno la rasatura dei muri.
Da qualche giorno, nonostante io faccia tutto quanto in mio potere per mettermi al servizio del prossimo ed elargire gentilezze e buone azioni qua e là sperando di ottenere lo stesso effetto di quel bimbetto del film con Kevin Spacey, mi sono accadute una serie di sfighe che farebbero venir voglia a chiunque di farsi congelare in qualche laboratorio in fianco a Walt Disney fino a data da destinarsi in modo da limitare i danni.
Non c’è un vero e proprio momento a cui far risalire l’inizio della catena di sfighe, pertanto inizio da un evento a caso: mi sono trovata in mezzo ad una tromba d’aria.
Lì, tutta sola, chiusa nel mio pandino dell’ASL, in mezzo alla campagna, dove di preciso non lo saprei dire neppure io.
Le cose si muovevano, alcuni fienili e case attorno a me si sono scoperchiate ed un albero è caduto ad una decina di metri dalla macchina.
Va bene.
Va bene anche quando, alle quattro del mattino, sei lì che te la ridi sul divano di casa con il tuo moroso e in un lampo di lucidità hai di colpo la memoria che fa un sobbalzo e “No! Domattina alle otto e mezza devo essere in ospedale per farmi mettere su l’holter!”
E via, corri a letto e cerca di ottimizzare le quasi tre ore di sonno che ti rimangono.
Chiaramente il giorno in cui metti l’holter, che viene fissato al torace con tre giri di scotch carta conferendoti il fascino della toracotomizzata di recente, ci sono 35 gradi all’ombra, percepiti grazie all’umidità padana 45°C, percepiti grazie alla fasciatura antitraspirante che parte sotto al cavo ascellare e termina poco prima dell’arcata costale, 64°C.
Sudi come nelle serre dei meloni di Sermide (I.G.P.) e non puoi manco farti una doccia.
Per non rendere il tutto troppo semplice, la notte monto di guardia farcita di cavi sul petto, con la gente che mi guarda come se fossi pronta a farmi saltare per aria al mercatino biologico.
La comodità del dormire sul divano a due posti si impreziosisce di questo gadget tipo walkman a tracolla che ti si pianta nel fianco in qualsivoglia posizione, e di una brancata di elettrodi disposti tutt’intorno al torace.
I dolori del giovane Holter.
La serata fila tutto sommato liscia, un paio di visite e un paio di telefonate.
Smonto dalla notte, comoda deviazione di venti km per riconsegnare l’aggeggio all’ospedale, finalmente imposto la rotta verso casa.
Anzichè fiondarmi sotto la doccia per eliminare gli strati di colla residua e poi a letto e chiudere le comunicazioni con il mondo, ho la malaugurata pensata di dare prima una pulita alla cucina.
Ahah, prima il dovere e poi il piacere, penso compiaciuta.
Mia madre sarebbe così fiera di me se mi vedesse ora. Mai mi crederebbe capace di un tale spirito di sacrificio.
Ed è proprio qui che, mentre risciacquo l’ultima pentola, inizio a sentire un piacevole fresco ai piedi.
Mi insospettisco e volgo lo sguardo verso il basso.
Ehi, guarda, che simpatica cascatella. Si sta proprio bene. Sento già le caviglie sgonfiarsi. Sì.
Recupero un po’ di lucidità, apro lo sportello sotto al lavello e taaaac, le pastiglie della lavastoviglie stanno navigando come graziose barchette di carta tra lo sgrassatore profumo marsiglia e il vetril antialoni da sei euro. Il sifone del lavello giace inerme su di un fianco.
C’era anche un po’ di acqua vicino al battiscopa del frigo. Dalla parte opposta della cucina. Quella non voglio neanche sapere da dove è arrivata. L’ho asciugata e ho detto al frigo non farlo mai più.
Ma che cazzo di merda sta succedendo no ti prego entità soprannaturale che a questo punto devo dire ci governi e odi me, la Grecia, i Marò, Bossetti e Fabrizio Corona, perché ci stai facendo questo?
Io ho fatto prima il dovere e poi il piacere. Perché mi punisci?
Io sono stata gentile e comprensiva con tutti i maleducati, ho fatto loro le punture per guarirli dal mal di pancia, ho accettato di guardare i loro vomiti che mi hanno premurosamente tenuto da conto in una bacinella per mostrarmeli fieri, ho regalato le uova fresche alla mia vicina di casa, ho fatto sempre fattura e ho mangiato cinque porzioni di frutta e di verdura al giorno.
Sono persino rimasta impassibile e sorridente davanti ad uno che mi ha detto “Tu non sai chi sono io!”.
Il karma dello stronzo è davvero un’ingiustizia terribile, ma noi non ci facciamo prendere dallo sconforto.
Noi predicatori delle buone maniere e della felicità restiamo calmi e aspettiamo serafici la prossima sfiga.
Intanto mi sono fatta finalmente una doccia come si deve e dato che a cucina già pulita e brillante mi sono accorta che avevo scordato di pulire il tagliere grande, quello dove ci si tira anche la sfoglia, me lo sono portata in doccia con me.
C’è chi si fa la doccia col fidanzato e chi se la fa con il tulèr.

Sempre meglio del bambino del film con Kevin Spacey che alla fine si era preso una coltellata nella panza.

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