La Barista e la Bestia.

Immagine
E’ giunto il momento di rompere il silenzio su di una categoria lavorativa tormentata, oppressa, maltrattata e molestata.
Signori e signore ecco a voi l’individuo più vessato della storia: la barista.
La barista è una ragazza che nel nostro terzo mondo deve essere di bella presenza perchè nella teoria ti deve fare un caffè o un cocktail, ma nella pratica ti deve fare un caffè o un cocktail mentre tu ti immagini ti stia facendo un pompino.
La barista è una ragazza che subisce le peggio cose dai peggio individui, ma deve continuare a far credere a questi che sì, tutto bene, che loro sono davvero delle persone divertentissime che fanno battute originalissime e che ommioddio ti prego smettila non ce la faccio più mamma mia che simpatico chessei.
Vediamo un paio di esempi:

– Nel primo caso abbiamo la barista che si arma di scopa e paletta per tirar su il merdaio che si è creato attorno al buffet dell’aperitivo, perchè la gente, per prender due pezzi di pincia dal tavolo, si sbraccia alla cieca dietro ad un muro di persone intente a far lo stesso per accaparrarsi il cibo più sublime che ci sia: quello gratis.
La barista inizia quindi a caricare etti di briciole sulla sua paletta, finchè non si accorge di un individuo che chiameremo IL LANGUIDO che la osserva stando appoggiato al muro lì a fianco. La barista decide di ignorarlo per quanto più le risulta possibile girandogli attorno con la scopa onde evitare di scagliargli l’anatema del TI HO SPAZZATO I PIEDI NON TI SPOSI PIU’.
IL LANGUIDO approfitterà quindi della vicinanza della barista per sussurrargli con un registro di voce che chiameremo “Tom Waits”: “Sei brava a scopare”.
Sei. Brava. A. Scopare.
La barista solitamente avverte un brivido scendere giù per la colonna vertebrale a cui si accompagna di sovente una smorfia incontenibile con corrugamento dell’arcata sopraccigliare e un unico pensiero nella testa: “L’ha detto davvero?”

-Nel secondo esempio abbiamo il cliente che si appresta a sedersi ad un tavolino in procinto di liberarsi. I precedenti occupanti si stanno mettendo i cappotti. Presto, non c’è tempo da perdere! Quel tavolo deve essere tuo! Forza cliente! Corri! Aggiudicatelo! Sieditici ancor prima che la signora abbia recuperato la sua borsa dalla sedia! Bravissimo.
A questo punto la barista si dirigerà al tavolo in questione munita di vassoio per sparecchiamento e di straccino per dare una passata al tavolino che è un mosaico di briciole.
“Ciao! Posso dare una pulita al tavolino?” che è un modo gentile di fargli capire che deve arretrare un po’ con la sedia, permettendo così alla prima delle sue tre pance di scendere dal tavolo.
“TU MI PUOI FARE QUELLO CHE VUOI”
A parte che, testolina di cazzo, al massimo quello che vuole lo può fare al tavolino, dato che era questo il soggetto della sua frase. Comunque al momento le viene in mente di farti, nell’ordine:
-uno shampoo a quei capelli di olio, lunghetti e raccolti in un codino
-una detartrasi a quei dentoni gialli
-le basette
Davvero, lasciate perdere.

-Arriviamo pertanto al grande classico intramontabile. Alla Divina Commedia di tutti i marpioni da banco. All’oscar del morto di figa.
Di solito in questa performance si esibiscono gruppi di minimo tre persone, perchè da soli ci si vergogna giustamente un po’, in due è ancora troppo flebile il sostegno del gruppo, in tre è ok.
“Ciao, che vini bianchi hai?”
“Allora, di fermi ho Chardonnay, Greco, Vermentino, Falanghina, Ribolla, GewurtzTraminer, Muller e -a questo punto lo si deve dire, non lo si può più evitare- Passerina.”
C I A O
Voi dovete vederli nascere quei ghigni sulle loro facce abbronzatissime e lucide.
Vedi il loro volto deformarsi in un sorriso trattenuto, lo sguardo cercare lo sguardo degli amici, cenni velati d’intesa.
“Per me la passerina” “Anche per me” “Anche per me” “…ah, è buona la passerina!” “Eeeeh!”  “Sempre buona..” “Ahahaha” “Eh si”
Risatine soffocate.
Gomitate nei fianchi.
La barista guarda dentro se stessa e, recitando dei mantra segreti che le bariste si tramandano da veterana a nuova assunta, trovano quella luce interiore che permette loro di servirtela quasi con il sorriso questa passerina.

Insomma ragazzi, io lo so che c’è una briciola di questo in molti di voi, e che in certi di voi magari ce n’è anche un plum cake, però, sul serio, fate di no. Lo dico per voi.
Perchè alle prime volte una ci ride su. Alle seconde sospira e basta. Alle terze una si spazientisce e ti fa la faccia di una che è acida.
Ed è qui che scatta l’EDDAI, E FAMMELO UN SORRISO!

Effammelounsorriso? Mi io voglio rigarvi la macchina con il mio coltellino che fa quei bei ricciolini di scorza di limone e infilarvi il mio pestello da Mojito nel retto, piuttosto.
E anche quell’usanza brillante e per nulla scontata che porta una ventata di freschezza e novità nelle mie serate di lavoro di brindare alla figa…ecco…io la eviterei.
Anche se piuttosto del “a quella cosa là” allora sì, brindate alla figa.
Però guardate che parete degli Umberto Bossi prima dell’ictus. Io ve lo dico.

Annunci

2 pensieri su “La Barista e la Bestia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...